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Santa Croce: i ruderi….a guardia del silenzio

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Ruderi della Chiesa di Santa CroceLocalità Acqualonga (a quota 607 s.l.m.)
Dalle tenebre della grotta del Tonfo al trionfo della luce della collina di S. Croce, il passo è breve; si lascia la strada asfalta e, dopo, un ripido tratturo tra fitti noccioleti e selve rigogliose si raggiunge la spinata dove una volta c’era un tempio, prima pagano e poi cristiano.
Attualmente rimangono solo i ruderi di una chiesa; in origine, invece, vi era un luogo di culto storicamente molto importante, utilizzato prima dai sanniti e poi dai romani; a questo santuario, dedicato, con molta probabilità prima alla Dea Madre e poi al dio Ercole (vedi Remondini), confluivano pellegrini e mercanti delle città magnogreche, etrusche e romane dell’Agro nolano; la conferma nei reperti rinvenuti nell’aprile 1985 dal Gruppo Archeologico Nolano.
Nel Medioevo questo luogo di culto è stato lasciato in custodia prima ai Cavalieri di Malta e solo più tardi ai monaci Basiliani e ai monaci Benedettini ed , infine, alla parrocchia di Taurano. 
Ruderi della Chiesa di Santa CroceQuesta chiesa è di antichissima origine, ma è testimoniata solo a partire dal XIV secolo: “Abbas Iacobus de Cappellano pro ecclesiis S. Marie de Strata, S. Crucis ad Aquam longam………..que valent unc. III solvit tar. II.” (1308-1310 Inguanez, Mattei-Cesaroli, Sella, Rationes decimarum Italiane.- in Scandone, Documenti per la Storia dei comuni dell’Irpinia – III vol., pag. 44).
In un altro documento del 1615 (Santa Visita,1615) si legge: “Eidem Parochiali est annessa cappella simplex ubi dicitur all’acqualonga sub titulo de S.ta Cruce celebrationis unius Misse quelibet anno, in eius festo, in qua cappella fuit relatum de recenti abitare duos Eremitas…..”
In questa chiesa era venerata una Madonna col Bambino in trono d’ignoto autore del XVII secolo.
Una volta abbandonata la chiesa di Santa Croce, con molta probabilità, questo olio su tavola e gli arredi sacri furono assegnati alla nuova chiesa della Madonna dell’Arco “sopra montem”.
Oggi, questa tavola è custodita presso il convento di San Giovanni del Palco

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