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L’immaginario diventa realtà

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PanoramaLasciamo la leggenda e la forza dell’immaginario per la storia vera dell’uomo, che in questa terra ha trovato ospitalità da sempre; tracce della sua presenza sono evidenti già dal bronzo medio (grotte di Fraconia) e, con una continuità insediativa  giunge fino ai nostri giorni.
Le origini sono incerte ma, comunque, antichissime e sono legate in qualche modo allo spostamento stagionale delle greggi transumanti (le primavere sacre sannitiche); a conferma i vari “focolai” del bronzo medio, individuati nel 1986 dal G.A.I. nelle località Pantanielli e Fraconia etc...
Si può ipotizzare, quindi, che già nell’età del bronzo gruppi di pastori-guerrieri dell’Appennino, guidati da un toro e attratti dalla mitezza del clima, dalla fertilità del suolo, dall’abbondanza d’acqua, dalla ricchezza della fauna e dalla posizione strategica, si siano insediati nella piana di Fraconia (Taurano) e che, in questi luoghi, adatti alla pastorizia, abbiano costituito una forma pacifica di assestamento e di convivenza con gli Etruschi (Capua, Nuceria e Nola) ed i Greci (Paestum, Neapolis ect…).
Ed ancora più incerte sono le date della fondazione e della ubicazione originario del sito attuale del Paese (IX sec. A. C.?).
Il toponimo (Taurania o Tauramina), menzionato da Plinio (“In Campano agro stabie oppidum fuere. Intercidit ibi Taurania. Sunt morientes Casilini reliquiae”),da Tito Livio (“Ager publicus Populi Romani erat in Samnitibus, qui Tauraninorum fuerat….”) e da Stefano Bizanzio (“Tauraniae oppidum Italiane; gentilitium. Tauraninus ut Placentinus et Tauranianus”), deriva, con molta probabilità, dal gentilizio latino Taurius o dal cognome Taurus, molto frequente nelle iscrizioni del napoletano, dal quale sarebbe  potuto derivare un “fundus tauranus”.
E’ certo, comunque, che nel sito dove oggi sorge Taurano sia esistito un “oppidum” sannita, legato con un vincolo federale a Nola; “oppidum”, distrutto da Silla nel 90  a.C. durante la guerra sociale.
Con la conquista romana questo territorio viene investito da un fenomeno di riorganizzazione territoriale che porta alla nascita di molte ville residenziali e di produzione, la più importante delle quali quella ubicata al di sotto del complesso monumentale del convento di San Giovanni in Palco.
Con la decadenza dell’Impero romano, anche Tauranium o Taurania conosce un preoccupante regresso economico.
Il borgo medioevale (gli attuali rioni Ciesco, Cappello e Trivio) sovrapposto a quello di epoca romana (a sua volta sovrapposto a quello del V sec. a. C., distrutto da Silla), diviene Casale di Lauro, vivendone le vicende storico amministrative.
Contemporaneamente, grazie alla sua posizione strategica, il territorio montano, alle spalle del centro abitato di Taurano, diventa un rifugio sicuro per le popolazioni dell’Agro nolano e del Vallo di Lauro durante le incursioni barbariche del V secolo e saracene dei secoli successivi ed, in seguito, durante le funeste giornate della repubblica partenopea (26/30 aprile 1799) quando le truppe francesi metteranno a sacco e fuoco il Vallo di Lauro per reprimere le insorgenze anti-giacobine.
L’abbandono delle terre, tuttavia, favorisce la creazione di vasti spazi coperti da vegetazione selvaggia, costituendo la premessa affinché tra il VI e il XI secolo d. C. prima “i Basiliani” e poi  i Benedettini avviano un’intensa attività di dissodamento e di messa a coltura dei terreni incolti.
Tra il VII e il X secolo anche nel territorio di Taurano, come in tutta la Diocesi di Nola, infuriano lotte politico-religiose tra Longobardi e clero latino e bizantini e clero basiliano;  con l’iconoclastia, proclamata da Leone III  Isaurico ((717/741), anche nella Diocesi di Nola si scatena la caccia alle immagini, contrastata dalla chiesa latina; numerose icone, soprattutto della Vergine vengono nascoste nelle zone montane del Vallo di Lauro e vengono recuperate molti anni dopo in circostanze miracolose (vedi la Madonna del Carpinello di Visciano, La Madonna Apparete di Liveri, La Madonna delle Grazie di Marzano, La Madonna della Carità di Moschiano ecc..);
le incisioni della Croce Patriarcale, sulle pareti di una grotta a Fraconia,  avvalorano la presenza in loco di una comunità cristiana, guidata dal suo vescovo.
Taurano nel medioevo entra a far parte del feudo di Lauro e ne segue le vicende storiche; dai longobardi Antenolfo e Antolfo passa ai normanni di Roberto Sanseverino (1119); da Riccardo di Caserta ai De Balzo (1278), agli Orsini di Nola (1402), a Maria Sanseverino di Nola (1527), ai Pignatelli ai Lancellotti.
Un drammatico un episodio (che di seguito riportiamo), scoppiato a Taurano, è da mettersi sicuramente in relazione alla sommossa popolare capeggiata da Masaniello a Napoli.
Il 7 agosto 1657 un gruppo di cittadini armati di Taurano prelevarono il loro eletto, Matteo Mazza, il cancelliere Geronimo Bonaiuto insieme col chierico Aschettino d’Aschettino e li trascinarono a Lauro, dove, dopo un processo sommario, li ammazzarono; fu ferito mortalmente anche Jacopo Mazzocca.  Nel periodo pre-unitario e post-unitario ha favorito l’organizzazione di bande di rivoluzionari (Angiolo Romano e Saverio Vecchione, entrambi di Taurano, hanno partecipato con l’Abate Minichini ai moti del 1821)  e di briganti (Crescenzo di Carbonara) ed ha offerto ospitalità ai cospiratori contro il regime borbonico; tra questi va ricordato Frate Angelo Peluso da San Gennaro Vesuviano, sfortunato protagonista, nel 1832, della congiura contro Ferdinando II.
Il 25 giugno  1839 giunse a Taurano  Ferdinando II; il sovrano delle Due Sicilie volle rendersi conto di persona della opportunità e della fattibilità della strada Lauro, Taurano- Monteforte.
Nella divisione amministrativa (decreto 4/5/1811), operata da Gioacchino Murat, insieme al Vallo di Lauro, il territorio di Taurano viene aggregato alla provincia di Caserta (l’antica Campania felix); con l’unità d’Italia, per compensazione territoriale passa alla provincia del Principato Ulteriore di Avellino, nell’indifferenza generale degli amministratori e della popolazione.
L’unificazione nazionale con Vittorio Emanuele II (1861) non risolve ma aggrava la critica situazione economico-sociale nelle campagne meridionali; anche a Taurano, dopo l’unità, le condizioni dei braccianti, privi di terra, o dei contadini proprietari di piccoli poderi si acutizzano, perché, con la vendita delle terre demaniali ai“ cosiddetti galantuomini”, perdono finanche i diritti di legnatico e di “spigolamento”, che li avevano aiutati a sopravvivere.
Il disinganno e la delusione per la mancata distribuzione delle terre, l’insofferenza contro i nuovi proprietari terrieri, rivelatisi ancora più sfruttatori di quelli precedenti, il disappunto per la nuova legislazione piemontese, non gradita ma subita (servizio militare obbligatorio, aumento della tassazione etc…) e un futuro senza speranza spingono numerosi contadini e braccianti tauranesi, per disperazione e/o solo per paura, ad ingrossare le “bande” di Cipriano La Gala e di Crescienzo Gravina (1861/1865) e, in seguito, tra il 1870 ed il 1923 ad emigrare verso le Americhe.
Questo fenomeno, che  sconvolge in profondità la vecchia società rurale di Taurano, da una parte eleva il tenore di vita delle masse rurali, grazie alle rimesse degli emigrati, dall’altra parte, provoca una sensibile fermentazione dei salari, ai quali corrisponde un autentico crollo dei canoni di affitto delle terre, che, comunque, non favorisce un processo di rinnovamento delle strutture produttive del paese.  Anche il comune di Taurano dà un notevole contributo umano alle due grandi guerre, come si desume dalli lapide murate nel prospetto del Municipio.
La salita al potere del fascismo provoca cambiamenti amministrativi e politici di rilievo: è da ricordare, ad esempio, l’incendio della Casa comunale e la conseguente aggregazione di Taurano a Lauro nel 1939; soltanto nel 1946, il comune riacquista la sua autonomia amministrativa.
Gli anni effervescenti del secondo dopoguerra vedono anche i tauranesi protagonisti delle rivendicazioni bracciantili e contadine;  ad esse solo in parte riescono a venire incontro la Riforma Fondiaria con l’attribuzione agli assegnatari di alcune terre appartenenti ai comuni di Lauro e Taurano e nuove ondate di emigrazione verso la Francia, la Germania, la Svizzera e il Nord Italia.
L’emigrazione, il sacrificio e il duro lavoro hanno creato, comunque, i presupposti per l’innalzamento del livello economico e culturale di Taurano.
Arriviamo ai nostri giorni. L’ultimo scorcio del 1900 è stato segnato dal terremoto del 23 novembre 1980 con danni ma fortunatamente senza vittime umane.
La “ricostruzione” immediatamente avviata, si può dire ormai conclusa; sono state riparate moltissime abitazioni urbane e rurali; sono stati restaurati e riportati all’antico splendore edifici religiosi e civili (l’abbadia di S. Angelo, le Chiese Madonna del Rosario, dell’Arco e dell’Assunta; la Casa Comunale) mentre sono in corso i restauri del Convento di San Giovanni del Palco.
Parallelamente alla “ricostruzione post sismica” una serie di lavori pubblici rende più funzionale e più accogliente il nostro paese, troppe volte, nel corso dei secoli, sconvolto dalla natura e dagli uomini con la perdita di preziose testimonianze della sua cultura e della sua storia.

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